Trovarsi a Parigi per il Paris Déco Off è sempre un’esperienza incredibile, perché il Quartiere Latino si trasforma in una fucina di eventi dove i designer lanciano le proprie collezioni di tessuti e carte da parati per la stagione. Per gli interior designer, è un appuntamento unico al mondo. Forse molti conoscono meglio Maison & Objet, il salone del design parigino (un po’ come avviene a Milano con la Fiera del Mobile e il Fuorisalone), ma pochi sanno come è nato davvero il Paris Déco Off.

L’idea è venuta al designer francese Patrick Frey, che trovava anonima una fiera del design organizzata in freddi padiglioni industriali. Così, proprio lui è stato il primo a dare vita a quello che oggi è diventato il Paris Déco Off. Lo ha raccontato lui stesso durante la presentazione della nuova collezione, tenutasi nel centenario teatro parigino Michodière, dove Doodesign era presente.
“Parigi è troppo bella per non essere vissuta pienamente. Chi viene in questa città vuole vedere la bellezza, ma vuole anche respirarla; è così che ho contribuito alla nascita del Paris Déco Off”, racconta Patrick Frey, figlio di Pierre Frey senior, che fondò la maison francese nel lontano 1935, oggi diventata un’icona globale del mondo dell’interior.
Doodesign ha assistito al lancio della presentazione curata direttamente da Patrick Frey e organizzata per la clientela americana. È stata un’occasione unica per assistere a uno storytelling non filtrato dal classico direttore commerciale o amministratore delegato, ma da colui che ha trasmesso l’anima del brand nel mondo. “Quando mio padre è morto avevo 10 anni, e sono felice oggi di essere qui a portare avanti il business di famiglia insieme ai miei figli: Vincent Frey, presidente del gruppo, e Pierre Frey, direttore della comunicazione”.
L’idea di creare un appuntamento fisso come il Paris Déco Off è venuta a Patrick partendo da una semplice constatazione: “Nella moda cambi vestito ogni giorno, nell’arredo ogni vent’anni. Noi che lavoriamo con l’interior abbiamo una grande responsabilità”.

Nonostante La Maison Pierre Frey sia ormai diventata un colosso mondiale, è rimasta un’azienda familiare, e questa è stata una scelta strategica precisa. “Sapete perché mi piace questa cosa? Perché non devo rendere conto a nessuno delle mie scelte di design. Non inseguiamo le mode, faccio ciò che mi piace”. È lo stesso Patrick Frey a definirsi lo “chef” della maison francese, perché negli anni è riuscito a costruire un team affiatato di designer che lo assistono nelle varie divisioni: chi si occupa dei tappeti, chi dei parati, chi dei tessuti e chi dei mobili (una recente novità). “Io, come uno chef, stabilisco la direzione della mia cucina”, afferma sorridendo.
JARDIN A LA FRANCAISE
A Parigi, Patrick Frey ha raccontato diversi aneddoti connessi all’ultima collezione presentata: “Jardin à la française”. La collezione, infatti, si ispira ai meravigliosi giardini di Luigi XIV a Versailles. “Ho scoperto che esisteva un libro di André Le Nôtre del 1660, che era il paesaggista di Luigi XIV. Ho avuto il permesso di poterlo sfogliare e da lì ho preso ispirazione”.

Come ogni “chef” che si rispetti, ovviamente Patrick Frey non si è limitato a copiare i disegni del paesaggista francese, ma ogni articolo è stato rivisitato secondo il suo gusto. Ad esempio, per l’articolo “Les Topiaires”: “Volevo dare l’idea di un giardino con l’effetto luce delle sei del mattino, quella luce che si vede quando ci si alza, si apre la tenda e si guarda il proprio giardino con un bagliore particolare… ho fatto impazzire il nostro stampatore per avere quell’effetto preciso”.

Ma non è stato l’unico momento in cui ha voluto dare un tocco distintivo. L’articolo “Les Allées de Marly” è un disegno che riprende il tipo di albero presente nei giardini di Luigi XIV. “Quando il mio collaboratore mi ha presentato il disegno dell’albero, gli ho fatto i complimenti ma gli ho anche detto che ogni albero doveva essere diverso. Lui non capiva, diceva che nessuno si sarebbe accorto del dettaglio. Gli ho risposto che si sbagliava: qualcuno nel mondo se ne sarebbe accorto”.

Un altro articolo della collezione è ispirato alle fontane presenti nel giardino di Versailles, ma anche qui c’è una storia particolare che il tessuto deve raccontare: “In realtà non ho avuto il permesso di replicare l’esatta fontana, e così ho creato dei disegni che si ispirano a quel tipo di fontana”.

La seconda collezione presentata è stata “Mémoires Colorées”, sviluppata insieme all’amica di una vita e nota pittrice belga Isabelle de Borchgrave, recentemente scomparsa. Isabelle era nota per dipingere anche su vestiti o carte da parati. “Purtroppo, proprio mentre stavamo sviluppando questa collezione, Isabelle è deceduta”, racconta Patrick Frey, e oggi questa collezione diventa il testamento artistico della pittrice.

La terza ed ultima collezione si ispira all’Italia: “Via Antica”. Ripercorre diversi periodi storici italiani, dal periodo pompeiano con i suoi mosaici, a Ponte Vecchio e al Rinascimento con il Giardino di Boboli; una collezione nata con l’obiettivo di portare il sapore italiano nelle case di tutto il mondo.

Durante la presentazione, Patrick Frey ha rivelato anche alcuni dettagli intimi, come l’articolo Lorraine, dedicato a sua moglie.

Prima di concludere davanti a una platea estasiata, ha ricordato il leitmotiv che lo ha guidato in tutta la sua carriera e che sta trasferendo alla prossima generazione (ha infatti annunciato con gioia la gravidanza della nuora):
“Non vendiamo tessuti, vendiamo sogni”.
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